domenica 28 maggio 2017

Ogni mattina a Jenin


         "In un tempo lontano, prima che la storia marciasse per le colline e annientasse presente e futuro, prima che il vento afferrasse la terra per un angolo e le scrollasse via nome e identità".... "un paesino a est di Haifa viveva tranquillo di fichi e olive, di frontiere aperte e di sole".

 Questo l'incipit del meraviglioso libro di Susan Abulhawa
Siamo in Palestina, una terra ricca e florida. Attraverso le vicende di una famiglia, narrate a partire dal 1941, viviamo la storia di un popolo derubato della propria terra e costretto a vivere da profugo. L'invasione dell'esercito israeliano e delle Nazioni Unite, la cacciata dalla propria terra, la reclusione nei campi profughi. Il rimpianto per la terra, per fichi, mandorle e ulivi... la speranza nel riscatto dei propri figli, la voglia di vederli studiare, anche le donne!! Un mondo arabo che ci è costantemente nascosto ma che dobbiamo riscoprire. Per imparare e per non dimenticare.

        Non ho mai pianto tanto nel leggere un libro, non per la commozione ma per l'intensità delle parole.
Capolavoro!!!

P.S: Ho letto questo libro nel settembre 2016 e ho già pubblicato questo post qui. In questo blog avrei voluto arricchirlo, commentare meglio alcune parti molto commoventi, e/o strazianti... ma quando un libro è tanto bello si può solo consigliarlo caldamente a chiunque, ognuno lo valuterà a suo modo 💖 Le parole non sono così importanti e, in tante occasioni, è meglio usarne il meno possibile 😉

           Felice settimana a voi tutti che passate di qui 💕

3 commenti:

  1. Susan Abulhawa ha parlato chiaramente di Israele che ha rubato la serenità ai palestinesi.
    Ciao.

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  2. ...se una che legge molto, parla di "capolavoro", non si può restare indifferenti..

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  3. Ho letto Nel blu, tra il cielo e il mare, ma a questo punto seguirò il tuo consiglio. Grazie! ^_^

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